La cultura e il lavoro non retribuito

Ormai è un’invasione, li trovi ovunque. Un esercito vero e proprio di appassionati, studenti o quando va bene laureati che offre visite guidate gratuite. Non professionisti, spesso autori di strafalcioni plateali, che offrono le loro “competenze” gratuitamente perché “la cultura deve essere alla portata di tutti”. Sì, la cultura, non le castronerie e nemmeno un servizio scadente. E comunque sia, al di là del fatto che – in base alla mia esperienza – la maggior parte degli italiani non intende sborsare nemmeno 10 miseri euro richiesti da un’associazione culturale per una visita guidata di 2 ore, se le guide professioniste sono “costose” – come molti italiani lamentano (ma solo gli italiani perché gli stranieri, al contrario di noi, danno valore al lavoro) – vorrei rammentare che i lavoratori autonomi (cioè con partita IVA) non hanno tredicesima, quattordicesima, liquidazione, ferie, malattia e maternità pagate. Anche per questo la Provincia di Roma, a suo tempo, ha previsto un tariffario consono al fatto che le guide turistiche autorizzate lavorano soprattutto nei fine settimana, nei giorni festivi e anche di notte, magari sotto la pioggia. Il tariffario è adeguato al nostro impegno nei vostri confronti, al fatto che i diritti di un lavoratore dipendente noi non li abbiamo.
Ma questo, alla gran parte degli italiani, non importa. Per loro l’importante è risparmiare. Fino a che punto siete disposti a risparmiare? Vi faccio un esempio. Mettiamo il caso che voi siate una casa editrice e dovete tradurre un libro dal tedesco all’italiano, cosa fate? Usate Google traduttore, oppure vi rivolgete a un traduttore professionista? Il traduttore professionista ha un costo, certo, mentre Google traduttore è gratuito, ma non è assolutamente affidabile e lo sapete. Se volete un lavoro fatto bene, vi rivolgete a un professionista. Se vi si rompe la caldaia, la lavatrice, il frigorifero, chiamate l’idraulico, non chiedete a un dilettante di riparare il guasto, anche se lo fa gratuitamente, perché potrebbe addirittura peggiorare le cose.
Quando lo scorso novembre ho visitato il Quirinale in compagnia di mia madre (che non l’aveva mai visto e voleva che l’accompagnassi), abbiamo sborsato 10 euro a testa per il giro lungo che includeva i giardini e le carrozze. Il tour, ormai precluso alle guide professioniste, viene svolto solo da volontari del Touring Club, ovvero appassionati di arte che si dilettano a fare le guide. E si vede. La castroneria più grossa che ricordo – da brava archeologa – è stata quando la “guida” ha indicato un pavimento musivo dicendo che proveniva da Villa Adriana. Ho guardato il mosaico, ho guardato inorridita la “guida”, quindi ho guardato mia madre e le ho detto: “L’ha sparata talmente grossa che è arrivata su Marte, poi all’uscita ti spiego tutto”. Quel mosaico non poteva provenire né da Villa Adriana, né da alcuna villa romana, semplicemente perché non era antico, bensì moderno:

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A sinistra il mosaico che “orna” un pavimento del Quirinale, a destra il Mosaico delle Colombe, proveniente da Villa Adriana e conservato nei Musei Capitolini.

I mosaici qui sopra vi sembrano uguali? Anche un non esperto si accorgerebbe della differenza abissale tra la pessima riproduzione moderna a sinistra e un autentico mosaico romano a destra (questo sì proveniente da Villa Adriana). Ma se la guida non è un professionista che ha passato anni a studiare arte e/o archeologia, ecco che spara idiozie a livelli cosmici. E voi pagate (e vorrei tanto sapere i 10 euro chi se li intasca, alla faccia che sulla cultura non si può lucrare…).
L’ultima volta che ho fatto la visita guidata alle case dipinte di Ostia Antica, ho passato un’ora a spiegare la differenza tra una domus e un’insula al mio gruppo (aggiungendo anche una visita al museo), prima che i custodi procedessero ad aprire le case per mostrare gli affreschi. Le due volontarie del servizio civile, che in occasione del Giubileo per un anno faranno la stessa visita guidata ma gratuitamente, hanno spiegato le insulae in 10 minuti prima di portare il loro gruppo di singoli a vedere gli affreschi (spiegati in 5 minuti). I custodi sono arrivati a complimentarsi con me, per la mia preparazione, ma qualunque guida professionista farebbe lo stesso: siamo pagati per dare il massimo, non il minimo indispensabile, né per dire cavolate, perché “tanto gli italiani spesso sono ignoranti e non se ne accorgono” (sì, molti lo pensano).
Il grave problema che affligge il mondo del lavoro in Italia è che, se lavori gratuitamente, puoi anche operare a cuore aperto pur non essendo nemmeno uno studente di medicina. Se vuoi essere pagato per il tuo lavoro devi avere una licenza, ma se lavori gratis basta quella di quinta elementare. Vi sembra giusto? Se sì, non lamentatevi poi che la visita guidata gratuita era troppo breve, che la “guida” non sapeva rispondere alle domande, che invece di illustrare si limitava a leggere i suoi appunti o delle fotocopie (ho visto anche questo), che sparava cavolate a raffica. Volete risparmiare? Ci sono le associazioni culturali, che fanno comunque uso di guide professioniste. Ma se nonostante tutto ancora preferite le visite guidate gratuite, poi non lamentatevi della qualità del servizio offerto.